La delega è la parola più usata nei piani di crescita e la meno rispettata. Non per cattiva volontà: quasi sempre perché non è mai stata definita davvero.
Delegare non è scaricare
Passare un compito a qualcuno e sperare che vada bene non è delega: è scarico di responsabilità. La delega è un contratto, e come tale si scrive.
Contiene tre cose: il risultato atteso, il perimetro dentro cui si può decidere, il modo in cui chi ha delegato viene informato.
Cosa si delega davvero
Non i compiti, ma le decisioni. Entro quali condizioni un manager può impegnare denaro, applicare uno sconto, assumere, fermare una produzione.
Finché quelle condizioni restano implicite, ogni scelta risale all'imprenditore e la delega rimane teorica: sulla carta esiste, nella giornata no.
I tre ingredienti
Chi decide. Con quali criteri. Come lo si viene a sapere. Nella maggior parte delle aziende il primo è chiaro, gli altri due no.
I criteri non sono scritti, quindi ogni caso nuovo torna in cima. E l'informazione arriva quando il danno è già fatto, non quando si poteva ancora intervenire.
Il controllo che non rallenta
Controllare non significa stare addosso alle persone: significa avere pochi indicatori e un ritmo fisso.
Un appuntamento settimanale di quaranta minuti con numeri chiari dà più sicurezza all'imprenditore di cento approvazioni puntuali, e molto più spazio al management.

